Amarico
Amàrico nasce dall'intuizione di Emanuele Genovese, milanese di origine e veronese d'adozione, che nel 2009 lascia l'Italia per Londra. Nella capitale britannica lavora tra ristoranti di alto livello, hotel di lusso e cocktail bar come Purl e Whistling Shop. Viaggiando coglie un cambiamento: il mondo del bere si apre alle alternative analcoliche, ma manca ancora un Americano senza alcol, erede dell'antico ‘vin amaricà’, il vermut arricchito da una componente amara. Tornato a Verona, dopo un lungo periodo di prove mette a punto la ricetta e la battezza con un nome che richiama la parola latina amaricare, ossia ‘donare un gusto piacevolmente amaro’.
La ricetta di Amàrico si fonda sull'infusione di botaniche: fiori, frutti, cortecce e radici. La base è pesca o ciliegia, arricchita da estratti di genziana, rabarbaro, assenzio, china calissaia e scorze di arancia dolce e limone. Frutta, agrumi e parte delle spezie arrivano dal territorio italiano, come le arance siciliane e limoni calabresi IGP, mentre le altre botaniche sono selezionate nel resto del mondo. Anche il packaging segue una linea precisa: etichette certificate FSC, bottiglie in vetro riciclato e chiusure riciclabili.
Gli aperitivi Amàrico ricreano la complessità del Vermut, con una consistenza morbida che ricorda quella di un aperitivo alcolico. Al naso emergono aromi di agrumi ed erbe, dalle note di arancia amara e limone alle sfumature più scure di ciliegia, pompelmo e chinotto. In bocca la freschezza citrina si bilancia con un finale piacevolmente amaro e persistente. Si gustano lisci con ghiaccio e scorza di limone, oppure allungati con la tonica, o anche in uno spritz e come base per cocktail. Nel 2023 il marchio ha ottenuto la medaglia d'oro IWSC nella categoria Alternative Drinks: un riconoscimento a un modo contemporaneo e inclusivo di vivere il rito dell'aperitivo italiano.


